.
Annunci online

L_Antonio
Odio gli indifferenti


Gli Ultimi


4 febbraio 2014

'Ndo cojo, cojo

Da quel che capisco, Menichini su Europa oggi fa il peana della vocazione maggioritaria inscenando l’apologia del renzismo. E parla della libertà del PD di pescare consensi a sinistra, al centro e tra i grillini, senza neanche aspettare il ballottaggio. Quasi portandosela da casa. Un colpo al cerchio, uno alla botte e un altro dove capita. Una specie di partito mangiatutto, con almeno tre o quattro messaggi diversi, rivolti a pubblici differenziati che dovrebbero riunificarsi magicamente sotto l’ala di un PD né di destra né di sinistra né di niente. Un ologramma, insomma. O un omnibus. Si tratterebbe, insomma, di dire qualcosa di convincente alla sinistra nonostante si stia dicendo qualcosa di altrettanto convincente al centro e poi pure ai grillini. Un ma-anche multiplo, esagerato, rinforzato come un Big Mac. Da cui scaturiranno impegni generici, formule, parole d’ordine smussate, chiacchiere mediatiche, marketing puro, battute di spirito, metafore calcistiche  ma nulla probabilmente che somiglierà a un programma concreto, dove si scelga da che parte stare davvero, non solo in linea di massima.  Questa infinita apertura del PD a tutti (in un fronte che andrebbe, disciamo, dal militante del Family Day allo stupratore mediatico) dovrebbe, a detta di Menichini, garantire la vittoria ben prima del ballottaggio, spezzare le reni a Berlusconi, avviare l’Anno Primo di Renzi. Il governo effettivo delle cose, la carne e il sangue quotidiano, par di capire, sarebbe una quisquilia di cui si discuterà a tempo debito. A media ormai spenti. Ora c’è solo un motto: Vincere! Il resto è propaganda comunista. Persino il timore davvero molto moderato che, regalare il centro politico a Berlusconi, non possa portar bene. Anzi. Ma che volete, qui si punta sulla vocazione maggioritaria, che è quella cosa comoda per la quale con il 30% dei voti e il 40% di astenuti si pretenderebbe di governare in nome di tutto e tutti. Poi dice che cresce la sfiducia. Troppo va bene se cresce solo quella.


2 febbraio 2014

E aridanga

Oggi Scalfari scrive che la legge elettorale renzusconiana ‘è accettabile nell’impianto’ ma contiene numerosi errori e persino riguardi di non conformità alla sentenza della Corte Costituzionale. Ti aspetti (in virtù del presunto buon impianto) che si tratti di errorucci, quisquilie, e ritieni che la non conformità sia veniale, comunque superabile. Poi continui la lettura del pezzo e scopri che l’errore capitale della legge è nel fatto che la governabilità ha gravemente mortificato la rappresentanza. Vi pare poco? Il dito è puntato contro ‘il gioco delle soglie’ e sulla mancata libertà di scelta degli elettori. Errori molto gravi, azzarda Scalfari, per cui il 40% al primo turno sarebbe un vero limite di garanzia. In particolare, la critica è al fatto che i partiti interni alla coalizione debbano superare il 4,5% per eleggere rappresentanti: “così il premio di maggioranza va unicamente al partito egemone”. Scalfari non lo aggiunge, ma questo premio è ben oltre il 15-18% caro D’Alimonte, proprio in virtù di quella soglia interna e proprio in virtù di un ballottaggio che potrebbe far vincere la coalizione seconda al primo turno. Ecco.

 

La parte migliore dell’articolo si concentra, invece, sul secondo ‘errore’: le liste bloccate. La soluzione, dice il fondatore di Repubblica, sarebbe quella di affidarsi ai collegi uninominali, dove il candidato potrebbe presentarsi solo in virtù di una raccolta di firme sulla propria candidatura che lo legittimerebbe ben più delle primarie (rendendole in sostanza un vecchio arnese!). Detto ciò, mi chiedo allora: quale sarebbe l’impianto accettabile della legge, di cui pure Scalfari parla? A me la proposta renzoscuniana pare una fetenzia. Un compromesso al ribasso, niente affatto storico. Un proporzionale che non è tale (perché stravolge la rappresentanza e dà l’aiutino, anzi l'aiutone); un maggioritario che non è tale (perché non ha l’impianto uninominale di collegio); un sistema misto che non è misto, ma un’accozzaglia di cose: base proporzionale; soglie di tutte le tipologie, anche le più fantasiose; premio truffa finale; liste bloccate in mano alle segreterie; cancellazione del diritto di tribuna (che nemmeno la legge Acerbo, la quale garantiva seggi anche al PCd’I che aveva, mi pare, poco più del 3%!); polarizzazione forzosissima, con coalizioni formate da amici-nemici (pronti a sganciarsi tipo ‘responsabili’ o amici di Scilipoti) a cui promettere comunque e in qualche forma rappresentanza.

 

Vedrete, dopo il possibile fallimento, i primi a sganciarsi dalla legge e dai suoi effetti saranno i suoi padri, che scaricheranno senz’altro le colpe sugli altri, a partire da coloro che si sono opposti a essa. Sinché, tra qualche tempo, si alzerà qualcuno la mattina e pronuncerà la fatidica frase, la vera hit del secondo ventennio, che i giornali rilanceranno inesausti e inebriati: ‘dobbiamo fare la legge elettorale’. E aridanga.


31 gennaio 2014

Gli istinti belluini

           

Ha ragione Claudio Sardo: “La flessibilità è una virtù dei sistemi democratici”. Di più. È un carattere della politica, della grande politica. L’alternativa è lo scontro astratto, rozzo, senza mediazioni, dove il Parlamento è ridotto a ring, dove i poli si fronteggiano all’arma bianca senza basi comuni, dove forze sostanzialmente estranee alle regole e alla prassi istituzionale danno fondo al proprio analfabetismo democratico. Le coalizioni forzose, il bipolarismo obbligato e prescritto a priori, le pattuglie parlamentari ridotte a scherani dell’uomo solo al comando di turno, sono gli ingredienti principali della zuppa populista e antistituzionale che ci è stata servita dalla Seconda Repubblica in questi anni.

Ora disponiamo di una macchina politica rigida, anchilosata, una struttura che rischia il collasso strutturale, dove la tenzone si riduce al minimo comune denominatore dell’un contro l’altro armato. È come se in questi anni avessimo tracciato una linea artificiale e sospinto tutti ‘o di qua o di là’, prima ancora di cominciare a parlare di programmi e contenuti. Un’idea della politica mutuata dal calcio: la discesa in campo e poi due fazioni obbligatoriamente disposte da un lato o dall’altro, distinguibili solo dal colore della maglia e non da uno straccio anche minimo di contenuti programmatici. La politica è diventata un confronto sportivo, dove conta solo il capitano e il resto della squadra è sulla lista bloccata compilata da lui stesso. Tutto tattico. Tutto giocato in chiave mediale ed elettoralistica, dove un ‘campione’ mostra i muscoli e poi ‘o vince o muore’ (ma in realtà non muore mai, è tutta una finta, vedi Berlu).

Questa proposta di riforma elettorale è come se confermasse questo andazzo, è come se dinanzi all’evidente fallimento delle coalizioni forzose le si riproponessero quale unica medicina. Come se, dinanzi allo spettacolo delle liste bloccate che promuovono il pessimo ceto politico di questi anni, le riproponessimo testardamente, in una sorta di mania suicida. Perché una cosa deve essere chiarissima: la sfiducia, il distacco tra cittadini e istituzioni, la frattura tra popolo e Stato non sono solo il frutto di Tangentopoli, ma anche (e soprattutto) della risposta data a Tangentopoli, della Seconda Repubblica di questo ventennio, di quella testarda ossessione a irreggimentare la politica e gli schieramenti in astratto, a priori, sottovalutando il peso e la necessità della politica-politica, ossia la discussione pubblica, la valutazione ponderata dei problemi, la rappresentanza, il confronto sui contenuti, il valore delle istituzioni. Ricordiamoci che Berlusconi, tra l’altro, non ha saputo governare nemmeno con 100 deputati di vantaggio. Il punto non è dunque lo strapotere parlamentare. Perché la politica non è solo forza militare, ma è anche competenza e intelligenza. Che oggi mancano. E intorno vediamo solo istinti belluini, poca competenza e poco riguardo.

 


28 gennaio 2014

D'Alimonte dicci la verità

C’è una cosa che non si dice in questo Paese a proposito di Italicum. E riguarda il cosiddetto premio e la sua effettiva entità. L_Antonio l’ha già ripetuto due volte e lo farà per la terza, in risposta a quanto scrive D’Alimonte oggi sul Sole 24 Ore, per il quale Il 18% sarebbe il premio massimo ottenibile, che consentirebbe a chi vince col 35% di avere il 53% al massimo. NON E’ COSI’, caro D’Alimonte, e lo sai anche tu. Proprio il ballottaggio introduce una variante a questo schemino, così come gli sbarramenti interni alle coalizioni ci mettono del loro. L’esempio che facemmo ieri vale anche stavolta, ed è basato non su ipotetiche percentuali ma su un sondaggio Tecné del 25 gennaio. Ripetiamo l’esempio del post di ieri:

“Stando all'ultimo sondaggio Tecné, Forza Italia col suo 24,3% si 'papperebbe' anche i consensi di Lega, NCD, Fratelli d'Italia, assommando da solo il 36,8% di coalizione. Siccome con questa percentuale vincerebbe il confronto elettorale SENZA NEMMENO BALLOTTAGGIO (il centrosinistra sarebbe al 33,3%), Forza Italia si cuccherebbe anche l'aiutino, totalizzando il 53% della rappresentanza parlamentare pur disponendo del solo 24,3%: quasi il 30% in più del consenso effettivo, più di quanto assommato realmente nelle urne. Uno scandalo vero. Altro che 18%!”.

Ammettiamo ora la possibilità di un ballottaggio. Al secondo turno potrebbe vincere anche chi si è classificato dietro al primo turno. Così che il vincente finale proverrebbe da una percentuale senz’altro più bassa del 35% fatidico, persino da un 32-33%, ottenendo comunque il premio (del 20-21% in tal caso). Nel caso avesse cannibalizzato i suoi, diciamo così, ‘alleati’, quel premio potrebbe essere, anche in questa evenienza, superiore alla cifra elettorale concretamente ottenuta, deciso per di più da un quota di elettori di secondo turno che potrebbe essere  inferiore al 50%. C’è una quota di premio occulta, dunque, direttamente emanata dal meccanismo del ballottaggio, dagli sbarramenti (con ipotetica cannibalizzazione dei piccoli innestata) e pure dall’impossibilità di apparentamenti al secondo turno (alla faccia d’Issindaho d’Italia).

La stampa non fa il suo dovere, perché non spiega fino in fondo come funzionerebbe davvero l’Italicum, quale distorsione EFFETTIVA produrrebbe, che genere di cannibalizzazione mettere in atto. Ora è partito il mercato delle vacche e già girano i salva questo o quello. Tentando di neutralizzare sul nascere i limiti congeniti del meccanismo Renzi-Berlusconi. È solo la prova che sta nascendo una specie di mostro. Noi siamo per il doppio turno di collegio, ma vista la logica vincente e l’omertà di fondo, ci starebbe bene pure il sorteggione, tipo superenalotto. Ai giochi e ai giochini ormai siamo assuefatti.


27 gennaio 2014

I meritocratici

C'è un'intervista di Alfano oggi su ‘Repubblica’ che meglio di tante chiacchiere spiega il senso della proposta di LEGGE PROPORZIONALE (perché di questo si tratta, non le cazzate che raccontano in giro) CON PREMIO sottoscritta da Renzi e Berlusconi. Alfano annuncia che chiederà lo scorporo dei voti dei partiti coalizzati che non hanno raggiunto la soglia di sbarramento. Dei PARTITI COALIZZATI: chiaro? Se per caso NCD, Lega o SEL, pur coalizzati non raggiungessero il fatidico 5 percento, essi non avrebbero rappresentanza parlamentare nemmeno se la loro coalizione avesse stravinto le elezioni. In quel caso, i loro consensi elettorali verrebbero cannibalizzati dal partito che invece avrebbe superato la fatidica soglia. In soldoni, stando all'ultimo sondaggio Tecné, Forza Italia col suo 24,3% si 'papperebbe' anche i consensi di Lega, NCD, Fratelli d'Italia, assommando da solo il 36,8% di coalizione. Siccome con questa percentuale vincerebbe il confronto elettorale SENZA NEMMENO BALLOTTAGGIO (il centrosinistra sarebbe al 33,3%), Forza Italia si cuccherebbe anche l'aiutino, totalizzando il 53% della rappresentanza parlamentare pur disponendo del solo 24,3%: quasi il 30% in più del consenso effettivo, più di quanto assommato realmente nelle urne. Uno scandalo vero. Altro che 18%!

Ora è chiaro che questa LEGGE PROPORZIONALE CON PREMIO è costruita per cannibalizzare i piccoli, spezzare le reni ad Alfano et altri, costringendoli a coalizzarsi senza nemmeno la garanzia di un diritto di tribuna. Ma anche nel caso rientrassero nei ranghi (vedi Di Girolamo), sarebbe comunque Berlusconi a stilare le liste bloccate (bloccatissime, perché quelli non fanno nemmeno le primarie), e a decidere il loro destino: ve lo immaginate il Cav. con quale gusto affronterebbe il nodo Alfano? Lo stesso dicasi per Renzi e per il PD, la logica e i meccanismi sono gli stessi, la fine di SEL è segnata. Almeno il 25% degli elettori votanti non sarebbe rappresentato in Parlamento. Se vi aggiungiamo (secondo sondaggio Tecné) anche il non voto e gli indecisi (49%!), allo stato attuale 3/4 del popolo sovrano sarebbe fuori dai giochi.

Che dire. Che oggi c'è un solo grande partito maggioritario, né di destra né di sinistra (questo sì), che vuole mettere le mani sul Parlamento, ritenendo che così possa migliorare la governabilità. Quando invece in tal modo si scatena soltanto una specie di protervia aritmetica, un consenso fittizio, numerico, dopato, a discapito di quello vero, CHE LA POLITICA DEVE INVECE CONQUISTARE (SE COSI’ SI PUO' DIRE) CASA PER CASA, affrontando con coraggio il debito di fiducia di questi anni. Insomma, la presunta governabilità ottenuta a discapito del consenso reale. Come gettare sale sulla ferita antipolitica. Domani qualcuno (un eroe, visto l'andazzo) andrà a votare SEL e il suo voto, con molta probabilità andrà al PD. Così Fratelli d'Italia verso Forza Italia. Nello stesso tempo, chi si oppone alla legge proporzionale di Renzi e Berlusconi, decisa in un incontro a quattro senza nemmeno un ‘tecnico’ dei sistemi elettorali, viene bollato come ‘proporzionalista’. Geniale. Con la complicità dei media.

Si è scelta la strada più breve, dunque, l'alchimia matematico-percentuale, invece di scegliere quella più lunga ma efficace, ossia l'uninominale maggioritario a doppio turno di collegio. Lì, sì, che avresti ottenuto un risultato spendibile in termini di governo senza dover ricorrere agli 'aiutini', perché il maggioritario esprime una maggioranza di governo direttamente dal voto libero degli elettori, senza bisogno del doping successivo. E avresti dovuto cercare il consenso collegio per collegio, in una battaglia politica libera, serrata, avvincente. Tanti 'nominati' avrebbero dovuto trottare a fianco degli elettori, invece di rilasciare dichiarazioni a tappetino in riverenza al Capo. E i duopolio politico R-B, avrebbero dovuto affrontare le voci di dissenso invece che gli alleluja di quelli che hanno famiglia e mutui da pagare. I meritocratici!


2 dicembre 2013

I front men

C’è una cosa che unisce grillismo, renzismo e berlusconismo, ed è l’ansia smodata, ossessiva per la funzione dell’esecutivo. Il governo, insomma. Tutti e tre covano la medesima idea: che la decisione sia tutto, che da essa possa dipartirsi una catena di comando chiara, limpida, efficace e tutto sia agevolmente manovrabile dalla stanza dei bottoni. Conquistare il governo, nella fattispecie, vorrebbe dire conquistare la chiave per mettere ordine, far funzionare, impugnare davvero la leva di comando. Non c’è peggiore illusione. Se ci trovassimo di fronte a dei politici di professione, questa illusione non verrebbe nemmeno presa in considerazione. Trovandoci di fronte invece a tre comunicatori, uomini di spettacolo, front men, l’illusione diviene invece convinzione personale e assoluta. Claim.  Grido pubblicitario. Mai come in questo caso la comunicazione diviene tecnocrazia.

Ma solo uno che cade dal pero può immaginare la società, questa società complessa, articolata, sconosciuta perlopiù, addomesticabile con un gesto, con un serrare di mascella, con la conquista del pulsante rosso. Un dirigente politico vero, di lungo corso, al contrario immagina tutta la difficoltà di un pensiero così semplificatorio e dilettantesco, che produce al più una compressione della democrazia, se non peggio. E in ogni caso rimanda i problemi e li ingigantisce. Perché la politica-politica è decisione nella forma della rappresentanza. La comunicazione-politica di grillo-renzi-berlusconi è, invece, decisione da Carosello. Teatralità. Solo una società vuota, seppure molto articolata, può cadere nel tranello della troika di cui sopra. Solo una società disorientata, spaesata, ammazzata dalla crisi, può ritenere che il buon senso di dire: ‘decido io!’ sia davvero una soluzione. Produca davvero soluzioni. Quante illusioni devono cadere, quanto sacrificio sociale, quanta disillusione prima che si rimetta il mondo a testa in su, e i front men tornino in teatro? O meglio in cabaret?


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. renzi grillo berlusconi decisionismo

permalink | inviato da L_Antonio il 2/12/2013 alle 11:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


19 agosto 2013

Portare l'acqua con le orecchie



Ci pensavate già in vacanza, spaparanzati al sole di una qualunque Formentera o a fare trekking in qualche vallata tibetana. Peggio, ci davate tutti per finiti, presi dal vortice di una candidatura al giorno (che non toglie il medico di torno), di un editoriale di Scalfari che scaglia Onofri nella platea congressuale (un altro, come se non bastassero quelli che già abbiamo; e comunque, se si candida Onofri noi lo votiamo…ci piacciono le novità!); o di un Boccia qualunque che, dall’alto della sua ubriachezza molesta, vaneggia di vecchiezza e di classi dirigenti da rottamare, come una qualunque verginella politica (uno che ha perso due volte da Vendola, quest’ultimo battuto pure da un Renzi qualsiasi).

Invece no. Stiamo sul pezzo, sobri, vigili e attenti, persino alle sfumature.

1)      Ma l’area bersaniana del PD (oltre ad essere fiera avversaria di … coso…quello lì…mannaggia, ci sfugge …ah sì, Renzi detto “il ruspista” e altrettanto fiera avversaria di …At-tenti…Massimo D’Alema) che propone di suo?

2)       L’editoriale di Scalfari di domenica scorsa ha sancito, fra le altre cose, tra cui la improvvida candidatura di Onofri, la morte di una figura essenziale per il giornalismo italico: quella del correttore di bozze. Per rimediare toccherà adesso trovare un qualunque Onofri pronto alla candidatura: un problema, cazzarola, ma il PD è in grado di superarlo agevolmente;

3)       Povero Boccia: dicono che scontenta tutti, belli e brutti, buoni e cattivi. E come smentirli: difficile stabilire i meriti di cotanto sottosegretario, a parte quelli di aver navigato onorevolmente fra correnti, spifferi e sottocorrenti del PD fino a un quarto d’ora fa. Per poi scoprirsi, novello fiorentino, rottamatore indefesso, detergente di vecchiezza, spuma di gioventù e rinnovamento. Ecco, svuotategli il contenuto alcoolico e poi ne riparliamo;

4)      Civati, tra un’inquadratura di telecamera e l’altra, si è concesso a L’Unità (lamentandosi subito – non è riportato nell’intervista ma abbiamo le nostre indiscrezioni -  che sul giornale di carta non è possibile cliccare su “Mi piace” e ritwittare l’articolo, un segno di patente vecchiezza comunista). Lo preferiamo di gran lunga quando si intrattiene di fronte alle telecamere: detto fra noi, di quell’intervista non abbiamo capito una vera e propria mazza;

5)      Berlusconi, ricordati degli amici, di quelli che t’hanno portato l’acqua con le orecchie. Era un vecchio refrain rutellian-guzzantiano, ma ce lo immaginiamo a parti invertite. E comunque l’acqua con le orecchie gliel’hanno portata in parecchi. Chiaro che senza di lui, parecchia acqua resterà dove si trova e ne affluirà di meno a Palazzo Grazioli. Ci pare il massimo delle considerazioni fattibili sul tema Berlusconi;

6)      Più che una compagine “Letta” sembra ancora una compagine “da Leggere”. Nel senso che o imprime una vera e propria svolta alla politica economica (che non è solo e soltanto l’IMU, ma il lavoro, in primis) e alla modifica della legge elettorale, oppure il rischio di un replay della vicenda Monti appare lì, dietro l’angolo. Con il PD a pagare i prezzi più alti. Alternative non ce ne sono, considerata anche la scarsa se non nulla affidabilità del fronte grillino (inutili come apriscatole di fronte ad una lattina di coca). Ma è ora di mettere parole chiare e definitive sulle politiche economiche per la crescita e per ridare lavoro: e sull’IMU niente scherzi: si rimodula, facendola pagare ai più ricchi.;

7)      Veltroni non pervenuto;

8)      Avete rotto le palle con le metafore calcistiche: c’è sempre un campo, più o meno democratico, su cui discendere o da delimitare. E comunque se campo proprio deve essere allora fatevi vedere attrezzati: zappa, vanga e rastrello, questo è il minimo. 

Buon lavoro.

PS1 In questa estate, come luce in fondo al tunnel,  svetta la figura di Gianni Cuperlo come condottiero autorevole, fiaccola che illumina la strada del nuovo proletariato e dei ceti intellettuali. A lui protendiamo le nostre speranze e affidamo il compito storico (a sinistra non c'è mai stato un compito men che storico, nemmeno di matematica) di risollevare le sorti della sinistra italiana, anzi europea, anzi del globo terracqueo. Fedeli sostenitori della sua candidatura, chiediamo che cresca il consenso a fianco di questo grande timoniere. Nulla resterà impunito, è ora di cambiare il PCI deve governare, operai e studenti uniti nella lotta (ma anche il nord e il sud e che dire dell'est e ovest), le bombe sui treni le bombe sui vagoni le mettono i fascisti pagati dai padroni.

PS2 Anche in vacanza, e pure cor cervello cotto dar sole (come dimostra il PS1), se non fosse chiaro, L_Antonio sta con Cuperlo.

PS3 Il PD senza la sinistra si riduce a un comitato elettorale, trampolino per le ambizioni personali del solito nuovo. Sosteniamo Cuperlo proprio perchè la pensa esattamente così, e al PD serve un segretario politico vero e a tempo pieno, e tanta, tanta politica in più.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. berlusconi acqua campo orecchie civati boccia

permalink | inviato da L_Antonio il 19/8/2013 alle 14:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


23 maggio 2013

I cantastorie

Ma se è vero quel che dice l’Unità di ieri, ossia che il cosiddetto ‘network ambientale’ grillino (Fatto + Servizio Pubblico + blog di Grillo) tocca i 5 milioni di accessi quotidiani (!) qual è il problema di Grillo e Casaleggio coi giornali e le Tv? Capirei se i grillini fossero i soliti sfigati senza nemmeno un ciclostile da distribuire, ma le cose non stanno così. Il grillismo è una corazzata dei media, altro che. E Grillo ha un minutaggio televisivo, per dire, che va dal 35% dei TG al 53% negli approfondimenti. Forse il punto è un altro, no di certo quello del presunto accerchiamento tentato dalla stampa di regime contro il tenace oppositore, un vecchio topos che allo stato attuale delle cose mi pare davvero molto, ma molto inattuale.

Il punto è che il grillismo è un fenomeno mediatico prima che politico. È una botta di teatro di piazza e di comunicazione-politica in rete. Chiacchiere e sberleffi che portano molte cliccate web, molti contatti media e molti voti ingenerati dal malcontento generale del Paese. Avercela coi giornalisti è un po’ come individuare degli avversari aziendali, un po’ come prendersela con le loro testate, ossia con dei competitors. Una questione di mercato, più che altro. Di sghei. Non a caso in Italia ci sono due partiti personali entrambi di proprietà del riccone di turno, il PDL e 5 stelle. Con una sola differenza: uno di loro è un ex chansonnier e l’altro un ex comico, ma col vizio entrambi della barzelletta. Si tratta solo di capire, seriamente, quando il centrosinistra rialzerà la voce, e tornerà a essere un punto di riferimento forte nel Paese. Dopo di che lo spazio per i teatranti o ex tali si restringerà di molto, credetemi.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. grillo berlusconi stampa

permalink | inviato da L_Antonio il 23/5/2013 alle 10:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


18 febbraio 2013

I dinosauri

Ho visto il manifesto di Rivoluzione Civile con il faccione di Ingroia che lo occupa integralmente. Quasi a dire: ghe pensi mì. Perfettamente in linea con il personalismo mediatico della destra berlusconiana, il gioco a nascondino del centro dietro la figura di Monti e la teatralità urlante e invadente di Grillo. Un modo di fare politica, che punta sull’eroe solitario, la figura simbolo, il personaggio mediatico, l’attore, il teatrante o l’uomo solo al comando che stona terribilmente con il concetto di sinistra come grande impegno collettivo, come lavoro comune, come senso della comunità e del legame reciproco.

 

Che la filosofia del ghe pensi mì sia anni luce all’opposto della filosofia che ispira il PD bersaniano è solare. Il personalismo, in fondo, è il tremendo portato del berlusconismo nell’epoca dei media. L’effetto più pernicioso. C’è dietro la convinzione che non contino le idee, ma gli sproloqui o gli attacchi diretti all’avversario. Che si deve menare fendenti e basta. Che vince chi la spara più grossa. Che conta la protesta non il governo. Che non ci si batte contro l’avversario politico effettivo, ma contro quello che occupa il TUO bacino elettorale. Che anche se vince la destra, chi se me impipa. L’importante è che io strappi un valore percentuale anche minimo purché superiore alla soglia di sbarramento. E poco importa che ciò possa favorire il vero competitor. Quello che sta a destra. Conta solo che io mi ritagli una fetta di Parlamento anche minima, anche uno strapuntino pur di fare un po’ di caciara a uso dei media e dei gonzi. Dirò di più: se vince il Berlusca è forse meglio, così ho più grancassa mediatica e non devo entrare nel merito delle questioni, ma limitarmi a sparare cazzate in libertà. Da vero guascone. Da vero anticasta. Da vero antipolitico.

 

Ora ditemi se è questo che ci meritiamo al termine di venti anni di berlusconismo e speculare antiberlusconismo. Io credo che la sperabile vittoria di Bersani farà venire molti cavoli al Cavaliere, ma qui si capisce. Farà innervosire Casini, e ok. Ma più di tutti farà venire una colica a quelli che si presumono ‘più a sinistra’, ma che in fondo non sanno nemmeno bene dove collocarsi davvero. L’unica cosa certa è che il voto dei cosiddetti arancioni di base, quelli dei comitati che ci credono, servono a mandare (forse) in Parlamento i soliti furbetti di un ceto politico, quello sì, davvero squalificato. Ultimi dinosauri di un voto di protesta che, sin dai tempi del PCI, non ho mai amato.

 


11 febbraio 2013

Voto di scambio, zero politica

Perché questa campagna elettorale fa schifo? Per una serie di motivi che riassumo qui:

 

1. Solo il candidato Bersani (e Vendola e Tabacci) parla di contenuti e fa proposte che si addicono davvero a una competizione elettorale seria, disciamo da Stato aderente all’Ocse. Gli altri sparano sulle tasse si imbellettano in TV.

 

2. Solo il PD (e la coalizione di centrosinistra in generale) punta a vincere. Gli altri non si accontentano del pareggio e della palude, ma vogliono il pareggio e la palude. Non fanno di necessità virtù, nel senso che cercano di fermare il PD perché di più non potrebbero. No. Puntano proprio alla palude. Perché così il vecchio (o presunto nuovo) ceto politico torna a galleggiare sul nulla della politica e a fare il proprio comodo in qualche segreta stanza. Non amo il termine ‘casta’, ma debbo dire che gli impaludatori (da Berlusconi a Ingroia, passando per Grillo e Casini, Monti compreso) sono la ‘casta’ che gradisce governare camminando miracolosamente sulla palude melmosa piuttosto che bonificare il terreno e rimettere la politica in piedi su un sicuro plafond democratico.

 

3. Questa campagna elettorale è il trionfo della TV. Dunque, è il trionfo della politica pop, la più becera, quella fatta di one-man-show (non il solo Berlusconi, peraltro, che resta tuttavia il miglior interprete del genere). Assistiamo allo svuotamento della politica e la sua riduzione a involucro di sciocchezze raccontate da ex comici, ex PM, ex animatori di navi crociera. Passi la campagna pop e di pessimo gusto: ma il punto è che una campagna di pessimo gusto produce inevitabilmente una politica di pessimo gusto. Un politica d’accatto e senza anima o efficacia.

 

4. Si stanno incaponendo sul tema delle tasse. E la scuola? E i servizi? E la sanità? E il welfare? E il Governo? E la politica? Nulla, a parte il solito candidato Bersani, che non ha nemmeno messo il nome sul simbolo. Sembra che la vita pubblica si riduca a togliere l’IMU a tutti, ricchi compresi, e a scambiare, di fatto, la rielezione con la cancellazione delle tasse urbi et orbi. La politica non è una comparsata televisiva, ma è trovare soluzioni ai problemi, che nella fattispecie si chiamano istruzione, ricerca, nuovo welfare, equità sociale, sanità pubblica. L’assenza di politica diventa tout court assenza di soluzioni possibili. C’è solo lo scambio, che pertiene più alla logica del mercato che a quella della polis. O l’invettiva antipolitica dei tanti parvenu alla Grillo e alla Ingroia, e del suo ceto politico di reduci pronti a rientrare in Parlamento.

 

Ecco.

 

sfoglia     gennaio        marzo
 
 




blog letto 1 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Diario
Politica
Musica
L'Antonio (Gramsci)
Visioni
Orvieto e dintorni
Cultura
Vado ai Massimi
Interventi

VAI A VEDERE

massimo d'alema
Alfredo Reichlin
Phil
PER RIPARTIRE
gianni cuperlo
Italianieuropei
Centro Riforma dello Stato
fondazione gramsci
NotePD
Adry
celapossofare
Bolledaorbi
Makìa
Eta-beta
Ritaz
Patry
maria grazia
LauraOK
Quartieri
Corradoinblog
Marco Campione
Francesco
Viaggio
Lessico democratico
Riderepernonpiangere
Paolo Borrello
Camereconvista
Francesco Montesi (da Parrano)
Simone Tosi
RED TV
RED COMMUNITY
PER L'ITALIA
la voce info
l'Unità
il manifesto
il riformista
filosofia.it
write up
Orvietan
francesco totti


           I due L_Antoni

 




 


Il libro de L_Antonio Qui, per vedere meglio la copertina, per leggerlo e
acquistarlo

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n°62 del 7.03.2001. Le immagini inserite in questo blog sono prelevate in massima parte dalla rete web; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d'autore o copyright terzi, vogliate comunicarlo a l_antonio_g@libero.it, saranno rimosse prontamente. 


 

CERCA